Oltre il Gusto

Oltre il gusto si pone come indagine retrospettiva relativa alle ricerche condotte da Into the Food. Nell’arco del 2015 ci siamo posti l’obiettivo di analizzare, comprendere ed individuare attraverso le pratiche di Food e Eating design nuove strade che potessero innovare il mondo dell’alta gastronomia.

Food & Eating design

Le nuove pratiche legate all’Eating design sono quelle che ci hanno affascinato di più, con l’esperienza e le relazioni che si creano intorno al cibo come elementi centrali del nostro lavoro, il campo di azione si è allargato notevolmente aprendoci scenari inesplorati. Progettare con il cibo e sfruttare le relazione che si creano ci avvicinava notevolmente alle persone. Fondere cibo e progettazione ci permette di lavorare con uno strumento immediatamente comprensibile da tutti. Tutti mangiamo dal primo giorno della nostra vita e quindi abbiamo gli strumenti per comprendere i progetti.

Opening ed eventi sono diventati il terreno di lavoro dei primi anni di attività di Into the Food. Il cibo è diventato veicolo di messaggi ludici, di denuncia, di riflessione, culturali, etc. arricchendo maggiormente l’esperienza dei partecipanti.

La necessità di trovere un nuovo campo di sperimentazione, ci ha portato ad ipotizzare che le pratiche di Food e Eating design potessero tracciare nuove strade nel mondo dell’alta gastronomia. Sia design che gastronomia stanno spostando i loro focus dalla funzionalità all’esperienza. In una fase di gran fermento per l’alta cucina, protagonista della scena mediatica mondiale, la necessità di sperimentare ed innovare giocano un ruolo fondamentale.

Gli studi di Food Design Thinking, analizzando i processi creativi della gastronomia, hanno dimostrato che  quest’ultimi seguono le stesse fasi progettuali che ritroviamo nel mondo del design. Possiamo quindi affermare che il processo creativo nella gastronomia segue metodi simili ai quelli che i designer usano nei loro campi, quindi può esserci un campo d’azione condiviso dove è previsto uno scambio e una condivisione di strumenti già consolidati nelle due discipline.

Food and Eating design + Alta Gastronomia

Le nostre capacità analitiche si uniscono alla capacità di trovare nuove soluzioni creative aprendoci nuovi scenari.

Prendendo in esame la struttura dei processi della gastronomia il nostro lavoro affianca quello dello chef seguendo tutto il processo creativo, nello specifico il nostro apporto è rintracciabile nelle fasi iniziali di ricerca e sperimentazione. Sviluppiamo in questa fase concept e prodotti.

Nel processo esperenziale invece, il nostro lavoro va a definire le fasi più vicine all’atto gastronomico prendendo in esame ciò che accade intono al piatto, dalla preparazione al modo in cui viene servito e mangiato il cibo, fino alla storia e alla cultura del cibo e del contesto specifico. Punto focale dell’esperienza progettata sarà il momento in cui avviene l’interazione tra il commensale e il cibo.

Nascerà un’esperienza costituita da elementi diversi, ad esempio, dal progetto di un piatto, da un gesto, dal progetto di un particolare strumento per mangiare o dal modo in cui il piatto deve essere servito, fino allo studio delle forme e altri aspetti del cibo stesso. L’obiettivo dell’intera esperienza è quello di dare soddisfare il cliente, facendogli vivere un’esperienza che gli permetta un pieno coinvolgimento sinestetico anche dei sensi più remoti.

Se la nouvelle cousine ha rappresenatto l’emancipazione della figura dello chef, negli ultimi anni un altro attore ha ottenuto un ruolo inedito nella gastronomia è il commensale. Il processo esperenziale ha aperto un ventaglio di possibilità e intrecci con tutto il processo gastronomico in generale. Per il momento l’anilisi del processo evidenzia il ruolo del commensale non come di un soggetto che vive l’esperienza gastronomica in maniera passiva, ma come un soggetto che prende decisioni al di là del cuoco e che influenza il risultato finale di quello che mangerà. In primo luogo la scelta dei piatti che andrà a mangiare in un menù, può fornire il punto di cottura desiderato della carne o chiedere che le venga servita un insalata senza uno specifico ingrediente. Nella gastronomia d’avanguardia, dove apparentemente si hanno meno mangini, il commensale può finire il piatto, può decidere l’ordine delle portate, con cosa poterle abbinare, etc. La conoscenza di questo aspetto modifica la comprensione del fenomeno gastronomico.

Portando all’interno della gastronomia le pratiche del Food e Eating design, Into the Food rende il commensale ancora più protagonista dei processi gastronomici, rendendolo parte attiva del processo creativo. Il commensale porta a compimento il processo creativo attraverso l’esperienza. Il momento il cui il commensale compie l’esperienza, rappresenta il punto d’incontro tra il processo creativo e quello esperenziale. Nel processo creativo viene progettata l’esperienza durante la quale si creeranno non solo le relazioni tra commensale, cibo e ambiente ma con questo nuovo approccio anche designers e chefs diventeranno protagonisti di tali relazioni. Attraverso l’esperienza il lavoro dello chef e del designer si avvicinerà in maniera più intima al commensale.

I progetti

Nell’arco del 2015 abbiamo sviluppato periodiamente dei progetti che mettevano in pratica le conoscenze accumulate fino a quel momento e un aspetto particolare su cui si voleva sperimentare.

I progetti sviluppati sono rappresentati con dei modelli in carta, in modo da non rimandare direttamente al cibo e comunicassero il lavoro dei designers nella fase preliminare. La scelta di utilizzare colori neutri è stata effettuata per non rimandare chi guarda, ad un ingrediente o alimento specifico, che sarà scelto in una fase di studio successiva con lo chef. Isolare le forme ci permette di comprenderne meglio dimensioni, affordance ed eventuali texture (caratteristiche e superfici). La stessa idea che ha generato il progetto apparirà più chiara in questa visione minimale. Il filo conduttore per raccontare questi progetti è il tipo di interazione che abbiamo previsto e quindi il tipo di esperienze che ha generato.

Creare. “Oltre il Gusto” project concept n°1

Il progetto coinvolge il commensale creando un’interazione con il cibo attraverso un gesto che genera e da vita a qualcosa. La città di Napoli diventa la protagonista di questo progetto che si snoda attorno allo storytelling del territorio. Gli elementi di cui questo piatto è costituito sono un vulcano che avrà un ripieno al suo interno accolto in un piatto, progettato appositamente, la cui forma è una semisfera. All’interno del piatto è presente un incavo che riprende la morfologia del golfo e il commensale versando una salsa e simulando l’eruzione del vulcano vedrà prendere forma all’insenatura. Il gesto avrà un risvolto inaspettato, proprio l’energia vitale trasmessa al vulcano fa prendere vita a tutto il territorio coinvolgendo emotivamente il commensale.

Liberare. “Oltre il Gusto” project concept n°2

Il secondo progetto coinvolge il commensale creando un’interazione con il cibo attraverso un gesto di liberazione. Lo storytelling attorno a cui si muove questo secondo progetto è l’azione che ognuno di noi può fare per liberare la bellezza della nostra storia e dei nostri territori (elemento figurativo può rappresentare una scultura classica, ad esempio). Il progetto di questo piatto è costituito da in elemento figurativo, un cilidro che lo va ad inglobare e degli elementi granulari che vanno a saturarlo. L’azione del commensale consisterà nel tirare verso l’alto il cilindro in modo da liberare l’elemento figurativo, prendendo parte alla storia e portando a compimento il processo creativo.

Rompere. “Oltre il Gusto” project concept n°3

L’ultimo progetto coinvolge il commensale creando un’interazione con il cibo attraverso un gesto di rottura. L’idea che da vita al piatto è quella di voler raccontare la città di Roma e la cultura romana con il cibo. Tutto ciò non è stato fatto partendo dalla cultura gastronomica ma dalla cultura gestuale degli antichi romani. L’elemento che compone questo progetto è un cubo con un incavo nella parte superiore. E’ il gesto del pollice verso a dare il via alla storia infatti è il commensale stesso a rompere il cubo. La gestualità legata a scenari prettamente storici viene estrapolata e ricondotta in un nuovo campo; qui è in grado di conferire valore aggiunto al piatto portandosi dietro le proprie origini e la propria storia. La forza del gesto improvvisamente sa tramutarsi da gesto di rottura che innesca il racconto del piatto a gesto di approvazione riacquisendo nuovamente il ruolo originario.


 

 

 

 

Tags: alta gastronomia, food design, food design + alta gastronomia, food design + high gastronomy, food innovation, high gastronomy, innovation